Restauro della parete sinistra della Tomba dei Pigmei di Tarquinia (Necropoli di Monterozzi, loc. Calvario)
Relazione tecnica e documentazione fotografica
Restauro effettuato grazie alle donazioni di soci e simpatizzanti ed effettuato dai restauratori dell’Associazione Amici delle Tombe Dipinte di Tarquinia, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma, la Provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale.

Tecnica di esecuzione e stato di conservazione
Parete sinistra
La parete sinistra della tomba è stata realizzata, come il resto della camera, con un intonaco costituito da macco e calce sulla cui superficie, ben lisciata, è stato eseguito con l’incisione diretta un primo schema della complessa raffigurazione del corteo a cavallo. (foto 1).

Le evidenti crettature che si notano nell’intonaco si sono verificate per l’eccessivo spessore della malta; lo stesso problema tecnico si può riscontrare nella tomba dei Demoni Azzurri e nella tomba Querciola, per fare qualche esempio. Tra i pigmenti utilizzati, oltre a quelli più comuni come il rosso, il nero e l’azzurro, è possibile notare il giallo che non si riscontra quasi mai nelle tombe dipinte di Tarquinia.
Gialla è la veste del cavaliere in secondo piano e gialli sono gli scudi dei Pigmei nella scena che li raffigura in lotta con le gru. (foto 2 e foto di copertina).

La superficie dipinta era parzialmente offuscata da efflorescenze bianche di sali e, nella parte bassa, senza intonaco, da consistenti residui terrosi misti a sali.
L’intonaco presentava diversi distacchi dal supporto roccioso: alcuni di lieve entità altri più gravi, si presentava inoltre decoeso in prossimità delle fessure e lungo i bordi delle lacune.
Interventi precedenti
La tomba è stata rinvenuta nel 1958 durante le prospezioni archeologiche della Fondazione Lerici; subito dopo il rinvenimento la Soprintendenza fece realizzare un restauro da Giovanna Pignatelli e Simonetta Cattani che lavoravano in quegli anni al restauro delle tombe di Tarquinia, coordinate dall’Istituto Centrale del Restauro.
L’intervento, realizzato presumibilmente negli anni Sessanta del secolo scorso ha visto soprattutto la messa in sicurezza, per mezzo di stuccature, di tutte quelle parti d’intonaco dipinto che rischiavano di cadere. La malta, avente come legante la calce, si presentava ancora morbida e facilmente rimovibile. La pulitura dei depositi dei sali sembra invece non essere avvenuta in maniera corretta: si notano i segni di spazzole con cui la superficie è stata raschiata con presumibili conseguenze negative (foto 3).

Forse per rimediare alla drastica pulitura i dipinti sono stati poi ritoccati in alcune parti, anche in maniera piuttosto invasiva e molto evidente come si nota nelle immagini che seguono (foto 4 e 5).

Intervento di restauro
La rimozione degli strati bianchi di sali è stata eseguita meccanicamente, utilizzando specilli di varie forme e con lenti d’ingrandimento da testa (Foto 6).

La parte bassa della parete, con la roccia a vista, è stata dapprima pulita meccanicamente con specilli in acciaio per rimuovere i depositi di terra e sali in eccesso, successivamente la superficie è stata lavata con spazzolini, acqua nebulizzata e spugne per tamponare l’eccesso di acqua. (Foto 7).

I bordi decoesionati in corrispondenza delle fessurazioni sono stati consolidati mediante infiltrazioni di nanocalci (Nanorestore); i distacchi dell’intonaco sono stati risarciti mediante iniezioni di malta premiscelata specifica (Ledan Ristat Base A + B).
Le lacune di maggiore entità sono state pulite e stuccate in sottolivello con un impasto di grassello di calce, calce idraulica e macco e rifinite in superficie con polvere di macco, ad imitazione del banco roccioso.
Le ridipinture sono state alleggerite ma non rimosse completamente a causa dell’estrema delicatezza della sottostante superficie originale.
I bordi stuccati nel precedente intervento di restauro, sono stato sistemati rimuovendo la malta in eccesso che si presentava ancora morbida (Foto 8).

Al termine è stata realizzata una equilibratura tonale mediante leggere velature delle zone particolarmente abrase e delle lacune troppo chiare (Foto 9-10: la parete sinistra prima e dopo il restauro).


Il restauro della parete sinistra della Tomba dei Pigmei è stato effettuato in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma, la Provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale
SOPRINTENDENTE: Margherita Eichberg
DIREZIONE DEI LAVORI: Daniele Federico Maras
FINANZIAMENTO DEI LAVORI: Sergio Sammarone, Lucio Rovati
COMMITTENZA DEI LAVORI: Associazione no profit “Amici delle Tombe Dipinte di Tarquinia”
RESTAURO: Franco Adamo, Adele Cecchini, Mariangela Santella
DOCUMENTAZIONE FOTOGRAFICA DIGITALE: Franco Adamo
PERIODO LAVORI: Giugno-Luglio 2020
Amici delle Tombe Dipinte di Tarquinia – Associazione Culturale no-profit
Via della Salute 01016 Tarquinia (VT)
C.F. – P. IVA: 02091380564
